48) Moleschott. Per il progresso.
Contro le tenebre, che hanno paura di una statua (i cattolici che
protestavano per l'erezione della statua a Giordano Bruno in
Piazza dei Fiori a Roma, voluta dal governo Crispi) e contro tutti
i pessimisti, Jakob Moleschott propone l'ottimismo del progresso,
capace di trasformare le coscienze e di modificare la realt e per
renderla sempre di pi a misura d'uomo.
J. Moleschott, Discorso letto nella grande aula della R.
Universit di Roma il giorno 3 novembre 1887, per la solenne
inaugurazione degli studi ( pagina 11).

L'uomo misura l'universo, e misurando se stesso, la velocit del
pensiero e del suo volere, trova la correlazione fra tutte le
parti. Egli sa di misurare per se medesimo, poich misura coi
propri sensi, e nei rapporti fra questi e il mondo, in relazioni
necessariamente collegate, ei riconosce l'assoluto umano.
Convergendo le misure da ogni lato ad un'unica meta, si scopre
l'unit della scienza, per la quale esiste un nome che tutto
abbraccia, ed  quello di antropologia.
L'antropologia esamina la natura dell'uomo, la coltura dell'uomo,
i suoi diritti, i suoi errori, la sua poesia, il suo ideale.
Ora il suo ideale, che necessariamente va elevandosi colla
cognizione che l'uomo acquista di se medesimo, consiste in
quell'armonico sviluppo della specie che contempla tutti i fattori
della sua indole, le funzioni, le passioni, le aspirazioni;
armonia che quanto pi l'individuo ne sa appropriarsi, tanto pi
trasforma l'uomo in un'opera d'arte, tanto pi gli d facolt e
diritto di ammirare ed amare il titolo di uomo, perch nelle
radici della sua natura egli trova i frutti del buono e del bello.
L'antropologia abbraccia l'etica, e l'estetica, e la storia.
La speranza conforta l'ideale in un tempo che comprese la
trasformazione delle forze e quella delle forme, perch dentro il
concetto della conservazione della forza i singoli fenomeni e le
manifestazioni dell'indole umana possono perfezionarsi sino agli
ultimi limiti. Contro tal ideale, contro tale speranza non
prevarranno le tenebre dell'ignoranza, non prevarranno gli
scoramenti del pessimismo. Le tenebre hanno paura di una statua,
ed il pessimismo non ha altro coraggio se non quello della
disperazione. Ma il poeta disse bene: colui che dispera, ha torto.
Ora chi non dispera lavora, e chi lavora porta nella propria
coscienza il frutto il guiderdone delle sue fatiche.
Grande Antologia filosofica, Marzorati, Milano, 1976, volume
ventiquattresimo, pagine 63-64.
